Incontro con Daniele Cantoni

Parliamo di futuro

Articolo tratto dalla rivista Wellness Design N. 02

Parliamo di futuro

Daniele, sei uno dei pochi esperti del settore benessere che ha avuto occasione di avere importanti esperienze professionali sia nel mondo “tecnico progettuale costruttivo” che in quello dell'”estetica e cosmetica”: quanto, secondo te, questi due settori sono realmente riusciti ad integrarsi nell’attuale offerta wellness verso il committente? E quali saranno gli scenari futuri?

Spesso mi capita di analizzare strutture che non sfruttano un bilanciamento ottimale tra la parte “beauty” e l’area “wellness”, ciò può succedere quando tutto il progetto viene delegato ad un’unica figura, azienda o consulente. Oggi sempre di più le aziende che fino a ieri producevano prodotti ed attrezzature dell’area beauty, cercano di entrare, capire e vendere il mondo del wellness e viceversa. Questo sicuramente è un bene, visto in un’ottica futura, sebbene spesso questo matrimonio partorisca una serie di pacchetti preconfezionati, dove il maggior “peso” dell’investimento, guarda caso, cade sempre nell’area di chi lo propone.

getti di acqua in toi meme

Cosa sta cambiando nel nostro settore?

Negli ultimi anni una serie di improvvisati, ha generato strutture che con difficoltà arrivano a pareggio, questo nonostante si operi in un settore che continua ad essere considerato da tutti “l’eldorado” di un’economia in piena crisi. Così finalmente il committente ha aperto gli occhi, rendendosi conto che non basta affidarsi al proprio istinto per investire nel nostro settore, ed ha iniziato a richiedere tutta una serie di dati che gli “garantiscano” una resa.

Perché possono succedere cose di questo tipo?

Il nostro settore non essendo ancora regolamentato, permette a chiunque di dire a fare ogni cosa, e dato che viene visto come il treno dell’abbondanza, è facile immaginarsi che tutti ci vogliano salire, anche se non hanno alcuna esperienza.

A livello di figure professionali invece – committente, consulenti, progettisti, aziende – quale tipo di rapporto attualmente si è instaurato fra di esse e quale modello risulterà vincente negli anni a venire?

Sono ancora realtà molto separate, e spesso con visioni ed “interessi” distinti. In alcuni casi, quando a collaborare ci sono stati dei veri esperti del settore, abbiamo vissuto quella magica sinergia che, unita alla passione ha saputo dare risultati eclatanti in termine di struttura e risultato economico.

Sbaglio o nel nostro settore c’è un po’ di confusione?

Si, ed è determinata a mio parere da una scarsa “conoscenza” da parte del cliente e non solo… ti porto un esempio, il mese scorso ho seguito il titolare di spa a cui avevano venduto un hammam, perché così era “scritto sopra la porta”, ma avvisato dai suoi clienti, si era poi reso conto che aveva comprato un bagno vapore. Ti garantisco che contattata l’azienda fornitrice, il loro progettista era veramente convinto che hammam, bagno turco e bagno vapore fossero la stessa cosa.

Doccia con effetto pioggia in toi meme

Ma allora cosa deve fare l’imprenditore?

Crescere, informarsi e valutare bene a chi affidarsi, anche se mi rendo conto che non sia molto facile. Mi metto nei panni di un committente che si senta dire e dimostrare che:
l’area beauty nonostante richieda molto personale (rapporto 1:1) è quella che rende di più;
l’area umida non richiedendo personale (rapporto 1:50) è quella che rende di più;
una day spa deve essere realizzata ai massimi livelli per penetrare il mercato;
una day spa non necessita di grossi investimenti perché è il personale che conta.
In effetti non è facile per chi deve investire, in un settore considerato da molti ancora “nuovo”.