l'esperto risponde
Tratto dalla rubrica "L'esperto risponde"
della rivista Suite Benessere
N. 18 | Estate 2004
| Dott.
Cantoni,
siamo proprietari di un hotel situato nel centro
di una grande città italiana. Da qualche
tempo abbiamo realizzato un bellissimo centro benessere
di circa 1.000 metri quadrati aperto anche al pubblico
esterno. Il 50% dell'area è dedicato all'estetica,
mentre nel restante abbiamo spogliatoi, reception,
palestra, zona umida e relax. Trascorso quello che
si può definire un periodo di partenza, nonostante
l'affluenza sia buona, riusciamo appena a pareggiare
i costi, nei quali le voci prodotti e personale
hanno un peso non indifferente. Ci è stato
consigliato di aumentare i listini, ma la cosa ci
lascia titubanti. Cosa ci consiglia? La ringrazio
anticipatamente, Marco C. |
Caro Marco, il caso che mi sottopone [purtroppo] è
comune a molti progetti di centri benessere che non hanno
avuto il supporto di un'analisi preliminare dei costi.
Ad ogni modo, analizzando i pochi dati che mi fomisce,
salta all'occhio il 50% dello spazio destinato all'area
estetica. Mi auguro che il progettista abbia previsto
l'utilizo di attrezzature che permettano di trattare la
clientela senza la costante presenza dell'operatore, altrimenti
la grande quantità di personale necessario per
operare manualmente su 500 metri quadri potrebbe giustificare
quel "peso non indifferente" nei costi, da voi
citato. Uno dei segreti che permette di guadagnare nell'area
benessere di un hotel, è la realizzazione di percorsi
nei quali i clienti si sentano come accompagnati per mano,
anche senza grandi quantità di personale. Questo
risultato si ottiene con la realizazzione di importanti
aree umide perfettamente in sinergia con i servizi di
una proporzionata area estetica. Voi ora vi trovate in
una condizione differente: calcolando che reception, spogliatoi,
servizi e parti comuni occupano mediamente il 25% di un
centro benessere, e che alla palestra possono essere dedicati
30/40 metri quadrati, restano circa 200 metri quadrati
dei quali - se togliamo relax, tisaneria e zone tecniche
- con molta probabilità alla zona umida sono dedicati
90 metri quadrati scarsi, il che in un albergo è
piuttosto sbilanciato rispetto ai 500 metri quadrati dell'estetica.
Un albergatore si dovrebbe afffidare a progettisti che
sappiano dimostrargli come un percorso benessere possa
essere utilizzato dal cliente finale senza flotte di personale
che, come nel vostro caso, finiscono per pesare sui costi
fissi. In conclusione, alzare i prezzi - tranne rari casi
- non aiuta a risolvere il problema. Alcuni mesi fa i
miei collaboratori ed io abbiamo seguito un caso simile:
un suo collega, avendo più volte alzato i prezzi,
si era trovato completamente fuori mercato, con una conseguente
perdita di clientela. Analizzando attentamente ogni voce,
abbiamo trovato dei servizi irrimediabilmente in perdita:
ad esempio due cabine massaggi erano state progettate
con un servizio il cui punto di pareggio era praticamente
irraggiungibile. La somma dei costi [personale, prodotti,
energia elettrica e ammortamento dell'arredamento e tecnologie],
faceva sì che - a prezzi di mercato - quei due
servizi risultassero come una tassa da pagare costantemente.
E bastato sostituire le attrezature esistenti con altre
che non richiedevano la costante presenza degli operatori,
riducendo a un quinto il costo degli addetti, del 70%
il consumo d'energia e del 45% quello di prodotti. Vi
potrà sembrare strano, ma quel vostro collega,
prima di tale analisi, non avrebbe mai pensato che la
sostituzione di due soli servizi, avrebbe così
sensibilmente modificato la resa dell'intera area. Vi
consiglio dunque di non alzare i prezzi a priori, ma di
fare una buona analisi per individuare i reali punti di
perdita, cosa che normalmente andrebbe fatta in contemporanea
con la progettazione, e comunque sempre prima dell'apertura
di un centro benessere.
| Egregio
Daniele Cantoni, stiamo realizzando un hotel con
centro benessere in un paese situato ai confini
tra Piemonte e Lombardia. A poche settimane dall'apertura
ci é stato detto che non possiamo utilizzare
le lampade abbronzanti già acquistate, perché
hanno una potenza non consentita in Piemonte. La
cosa le risulta posibile? Cosa possiamo fare? Saluti,
Francesco V. [Oleggio - NO] |
Sembra impossibile, ma la Babele
di decreti e leggi regionali e la loro interpretazione
fanno sì che anche il mio gruppo, talvolta, si
trovi di fronte a novità impreviste sulle regole
da seguire per la realizzazione di un centro nelle varie
regioni e province. Mi dispiace per la vostra inaugurazione,
ma vi hanno detto la verità: la regione Piemonte
[mi risulta sia l'unica] non permette di utilizzare lampade
abbronzanti in classe "quattro" nei centri con
licenza di estetica. Le lampade sono divise in classi
[da uno a quattro] a seconda della loro potenza [data
dal rapporto tra raggi UVB e UVA]. L'unico modo per poterle
usare [in Piemonte] è quello di esibire una richiesta
medica per ogni seduta, cosa impensabile anche in un centro
aperto con licenza medica. Vi consiglio dunque d'interpellare
l'azienda produttrice, sperando che nel loro catalogo
vi siano dei modelli similari in classe "tre".
In altemativa, dovrete allungare il padiglione benessere
di quei metri necessari per raggiungere la Lombardia...
lì le lampade potete utilizarle! |