l'esperto risponde
Tratto dalla rubrica "L'esperto risponde"
della rivista Suite Benessere
N. 17 | Primavera 2004
| Egregio
dott. Cantoni,
il nostro studio si trova nella fase finale della
costruzione di un grande centro benessere, inserito
in una struttura a nord di Torino. Il progetto prevede
oltre a varie cabine umide ed un'ampia zona beauty
e relax, due piscine, un'interna ed un'esterna,
ad uso esclusivo dei frequentatori dell'area benessere.
Le due piscine dovranno funzionare tutto l'anno,
per questo motivo l'impresa appaltata ci ha consigliato
di separarle, per evitare che un collegamento possa
raffreddare l'acqua di quella interna, evitando
così una spesa eccessiva per mantenere i
34 gradi previsti. Cosa ci consiglia di fare? Pierpaolo
M. [Torino] |
L'anno scorso, nel corso della una realizzazione di una
SPA alberghiera, con alcuni miei collaboratori ci siamo
posti l'identico problema. La SPA si sviluppava in un'area
di 1.100 mq., anch'essa aveva due piscine circolari con
una temperatura di 33gradi e vari idro-movimenti, quella
interna era di 90 mq., l'esterna di 85 mq., collegate
[da progetto] con un cataletto di 4x1,50 m. di larghezza.
Anche qui "qualcuno" ci insinuò gli stessi
dubbi: l'aumento dei costi di riscaldamento dell'acqua,
la maggior evaporazione, ecc. Alla fine dopo un'analisi,
ci rendemmo conto che l'aumento del costo di riscaldamento
non esisteva, visto che l'acqua esterna doveva in ogni
caso essere riscaldata [quindi l'acqua interna non percepiva
nessuna variazione], non solo, l'unione ci permise di
utilizzare un unico sistema: per la filtrazione, per la
vasca di compenso e relativi sistemi di controllo, per
i filtri, per le pompe, per gli scambiatori, per il sistema
di livello e per la centralina di dosaggio cloro e ph.
ecc. Anche se in certi casi il dimezzamento delle tecnologie
comportò un relativo aumento della potenza dei
singoli "pezzi", il risultato fu un risparmio
di oltre 18.000 euro, ed una leggera diminuzione dell'assorbimento
elettrico. Ciò nonostante, provate a chiedere ad
un vostro cliente, come preferirebbe raggiungere in inverno,
una calda piscina esterna: a nuoto o a piedi? Il tono
con cui vi risponderà basterà per farvi
prendere la giusta decisione.
| Egregio
Daniele Cantoni siamo una famiglia d'albergatori
di Roma, stiamo pensando di trasformare alcune zone
[attualmente utilizzate come ripostiglio] in un
centro benessere destinato anche ad una clientela
esterna. Come possiamo valutare se l'operazione
è realmente necessaria e se e quanto ci potrà
rendere? Grazie, Simone T. [Roma] |
Caro Simone, alla domanda inerente
la necessità, [anche senza conoscere le caratteristiche
del suo hotel] le rispondo "si", attualmente
sono pochissime le strutture che non necessitino di tale
"trasformazione".Oggi quel valore aggiunto che
negli anni "60 era dato dal bagno in camera e negli
anni 80 dal frigo bar e televisione, è percepito
dal cliente quasi unicamente come area benessere. Sono
convinto che come ci è difficile immaginare nel
2004 una stanza d'albergo senza bagno e televisore, nel
2009 ci sembrerà strano un hotel senza una "piccola"
zona relax. Se la cosa le può sembrare avveniristica,
le rammento che questa situazione, si sta già verificando
da qualche anno in Trentino Alto Adige, dove, per primi
in Italia, gli albergatori hanno promosso questa "tendenza"
che ormai si sta espandendo a macchia d'olio. Come sapere
"se" e "quanto" vi potrà rendere?
Le consiglio di contattare un consulente "specializzato"
nel settore benessere, che possa organizzarle un meticoloso
Business plan, con il quale lei potrà sa pere,
come e quanto le potrà rendere l'operazione, oltre
ad indicarle, quale sarà il tipo di centro benessere
più adatto per raggiungere il suo obiettivo.
| Se
fosse possibile vorrei sapere dal vostro esperto
che differenza c'è tra un "Bagno Turco"
ed un "Calidarium" moderno, e quali sono
i loro effetti? Francesco S. [Cuneo] |
Il bagno turco e il calidarium moderno
sono due locali con immissione di vapore acqueo [90% di
umidità]. Si differenziano unicamente dal fatto
che, nel calidarium le sedute hanno un proprio riscaldamento
interno [37gradi], prodotto da resistenze elettriche o
tubi d'acqua calda. L'effetto è molto simile, entrambe
favoriscono la sudorazione; solo che nel bagno turco all'apertura
mattutina, per avere le panche "calde", si dovrà
attendere che il materiale con cui sono state costruite
" possa assorbire per differenza" temperatura
dall'ambiente interno, che come lei saprà è
di 45°.
| Cos'è
una vasca di reazione e come va costruita? Manuele
M. [Taranto] |
La vasca di reazione è un
contenitore d'acqua gelida, delle dimensioni che permettano
l'immersione totale di [perlomeno] una persona. Normalmente
si utilizza dopo una sauna per creare una reazione, in
sostituzione di un tuffo nella neve o nelle gelide acque
di un laghetto, come richiederebbe la migliore tradizione
finlandese. Spesso sono costruite di forma cilindrica,
di legno o cemento rivestito di mosaico, e la norma prevede
che abbiano un controllo dell'acqua come quello di una
"piccola" piscina, quindi estremamente onerose
se rapportato alla superficie d'acqua. Nelle aree benessere
italiane è poco utilizzata, in alternativa sono
preferiti sistemi di reazione meno d'urto, come la cascata
di ghiaccio o la nebbia fredda con essenza alla menta.
| Egregio
Daniele Cantoni, stiamo ultimando l'arredamento
di una zona relax, e siamo indecisi sul tipo di
sdraio o poltrone da utilizzare, esiste qualche
regola da seguire? Damiano P. [Ancona] |
Vere e proprie regole non esistono,
se non quella che il cliente deve stare estremamente comodo,
e possibilmente con le gambe all'altezza del cuore. Non
conoscendo lo stile dell'area in questione mi è
difficile indirizzarvi, comunque sono da preferire le
chaise longue, con due inclinazioni [da lettura e da relax],
meglio se in materiale lavabile e ad alta traspirazione.
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